| 20 Mag 2009, 12:00 |
Se la classe politica non osa chiedere a gran voce per Berlusconi l’Impeachment (rinvio a giudizio di alte cariche istituzionali) o le dimissioni nonostante nel processo si sia costituita parte civile addirittura la Presidenza del Consiglio (di precedente colore politico, ovviamente), sono i cittadini a farlo dopo la sentenza di primo grado che a Milano ha condannato a 4 anni e 6 mesi David Mills, l’avvocato inglese della Fininvest (società che nel 1993 ha cambiato nome in Mediaset). Perché anche prima delle pronunce d’appello e di Cassazione che arriveranno tra qualche anno, l’attuale sentenza dice chiaramente che il capo del governo (rinviato a giudizio nel 2006 in contumacia) ha corrotto qualcuno per farlo tacere (pagandolo 600.000 dollari) allo scopo di non finire sul banco degli imputati come corruttore nei due processi “All Iberian” e “corruzione della Guardia di Finanza”. Ma a salvarlo dalle panche del tribunale è stato solo il “lodo Alfano” che oggi mette a riparo dai processi le 4 più alte cariche dello Stato (presidente della Repubblica, capo del governo, presidenti di Camera e Senato).
La sentenza di Milano indica che Silvio Berlusconi avrebbe ricompensato con 600.000 $ il suo legale facendogli testimoniare il falso davanti ai giudici per salvarsi dalle accuse di aver aperto due società off-shore con cui creare fondi neri. Ma indica soprattutto che l’attuale presidente del Consiglio avrebbe costituito società ad hoc per frodare il fisco e anche corrotto la Guardia di Finanza per evitare che mettesse il naso sulle società del Gruppo Fininvest. In altri paesi più civili del nostro, ministri e capi di governo si dimettono per molto meno, anche solo per scandali che hanno attinenza ai loro gusti sessuali.
Non è difficile capire perché la giustizia sia stata l’impegno primario del governo Berlusconi fino all’approvazione del “lodo Alfano”. Come non è difficile prevedere che la prossima polizza salva-processi a cui qualcuno punterà, sarà la carica di presidente della Repubblica, allo scadere del mandato Napolitano.
PER TORNARE AD AVERE FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI
Non si può chiedere ai cittadini di essere onesti se chi sta al vertice del potere, da un lato delegittima la magistratura (che fa il suo lavoro, cioè persegue i reati) e dall’altro è addirittura sospettato di azioni delittuose. Va anche detto che di fatto nessuno richiede l’onestà degli italiani, anzi pochi anni fa Berlusconi pubblicamente giustificò il “lavoro nero” come risposta alle troppe tasse imposte dagli avversari politici.
Da Tangentopoli, dalle lottizzazioni di qualsiasi poltrona pubblica e privata (dal paesino fino ai grandi enti nazionali), dalla corruzione che oggi più di prima investe gli apparati del potere, gli italiani sono abituati a considerare i politici come il male minore di fronte all’anarchia totale: li giudicano come individui che mettono il proprio interesse personale al primo posto. Per ripristinare nel Paese la fiducia nelle istituzioni, per riavvicinare noi tutti alla convinzione che la politica non è del tutto marcia e vi sono ancora persone oneste e valori etici in cui credere, chiediamo che il premier faccia un gesto importante sottoponendosi al processo anziché nascondersi dietro l’impunità parlamentare. Come qualsiasi altro cittadino. Perché la giustizia non può essere uguale per tutti, ossia per 60 milioni di persone... meno quattro .
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